Il fondamentale “Osservatorio Bilanci 2007″ della Cerved ha fornito un importante quadro di riferimento sulla redditività delle imprese industriali italiane, che rappresentano il focus di questa prima edizione.
Abbiamo già parlato in un precedente post della redditività del capitale investito nella gestione caratteristica, in media al 6,1% nel campione Cerved del 2007.
Ora mi vorrei soffermare sulla redditività operativa lorda, che segnala la capacità di generare reddito da tutte le attività, caratteristiche, non caratteristiche e finanziarie, e dai capitali e mezzi allocati dall’impresa in generale. La misura relativa è data dal ROA (Return On Assets).
La media industriale italiana del ROA è passata dal 6,7 al 7,2% (+0,5%) con punte di guadagno nel periodo 2006-2007 maggiori per le imprese medio-grandi tra i 50 e i 200 milioni di fatturato (+1,3%, pari al 6,9%) seguita dalla classe medio-piccola tra i 10 e i 50 milioni (+0,7% pari al 6,1%).
Il rapporto Cerved fornisce una segmentazione dimensionale da cui emerge certamente una maggiore redditività lorda delle imprese di grandi dimensioni sopra i 200 milioni di fatturato (8,1%), ma anche, come visto, una maggiore dinamicità relativa della classe intermedia 10-200 milioni.
Elaborando i dati 1997-2006 dello studio Mediobanca R&S, che fornisce anche una segmentazione per macrosettori, ho cercato una misura di redditività spuria, rapportando il risultato operativo all’attivo con l’esclusione della liquidità. Per le industrie, il risultato relativo al 2006 è 6,5%.
Allargando l’analisi a tutti i comparti, per il 2006 le risultanze sono queste:
- risultati inferiori al 2,5%: Tessile (2,2%), Mezzi di Trasporto (2,1%), Cartario (1,8%), Elettronica (1,5%), Conserviero (1,2%), Trasporti (-2,1%) e Fibre Chimiche (-3,2%). Questo segmento di bassa redditività ha attratto il 29% del capitale investito del campione nel periodo considerato.
- risultati tra il 2,5 e il 5,5% (che è la media di tutto il campione): Legno Arredo (2,5%), Chimico (2,7%), Alimentari Diversi (2,8%), Costruzioni (2,8%), Gomma e Cavi (2,9%), Pelle e Cuoio (3,1%), Impiantistica (3,5%), Lattiero-Caseario (3,9%), Elettrodomestici e Apparecchi Radio TV (4,2%), Bevande (4,7%), Prodotti per l’Edilizia (5,4%), Meccanica (5,5%). Questo segmento di redditività medio-bassa ha attratto il 24% del capitale investito 1998-2006
- risultati superiori alla media del 5,5%: Distribuzione al Dettaglio (5,9%), Vetro (5,9%), Abbigliamento (6,1%), Siderurgia e Metallurgia (7,4%), Servizi Pubblici (7,4%), Grafico Editoriale (7,8%), Farmaceutico e Cosmetico (9,6%), Energetico (10,7%), Dolciario (11,6%). Questo ha accumulato il 46% del capitale investito complessivo in tutti i settori, con Energia e Servizi Pubblici al vertice dell’attrattività.
Nel periodo 1998-2006 la media del campione di 2015 imprese Mediobanca ha mantenuto praticamente inalterata la redditività (la differenza è -0,15%); le maggiori perdite di reddività operativa da me misurate sono attribuibili ai settori delle Fibre Chimiche (quasi 10 punti percentuali in meno), Pelle e Cuoio (-9,2%), Conserviero (-8,3%), Gomma e Cavi (-6,2%), Legno e Arredo (-4,8%). I maggiori guadagni sono nei trasporti (+4,8%) – trasporti che pure continuano ad avere un segno meno -, nei settori legati all’edilizia (+2,8% per le Costruzioni, +1,1% per i Prodotti per l’Edilizia), nell’Elettronica (+1,9%) e nella Meccanica (+1,5%).